Il paradosso relazionale: se mi avvicino scompaio, se mi allontano non esisto
Dal punto di vista della psicoanalisi della relazione, l’essere umano è strutturalmente orientato al legame: non esistiamo fuori dalla relazione.
Eppure, il mio lavoro mi ha insegnato che per alcune persone, la vicinanza emotiva attiva un timore primario: perdere i propri confini, essere assorbiti, non avere più uno spazio interno riconoscibile.
Allora accade qualcosa di molto sottile: se l’altro si avvicina troppo, emerge il bisogno di distanza; se l’altro si allontana, emerge l’angoscia di non essere pensati.
Si crea così una dinamica dolorosa, fatta di avvicinamenti e ritiri, di richieste di conferma e fughe emotive.
È una modalità appresa nel tempo per proteggersi da un timore più profondo o meglio da un’esperienza affettiva primaria: quello di non poter essere se stessi dentro il legame.
La difficoltà nei confini: amare non è fondersi
Un punto centrale riguarda i confini.
Spesso si pensa che la stabilità di una relazione dipenda dalla fusione, dall’essere “una cosa sola”. In realtà, accade l’opposto. La continuità del rapporto non è garantita dalla confusione dei confini: è sostenuta dalla loro chiarezza.
Più una persona è in contatto con il proprio spazio interno, con i propri bisogni e limiti, più può entrare in relazione senza sentirsi minacciata.
Quando i confini non sono stati sufficientemente riconosciuti o rispettati nella storia personale, il legame può diventare un luogo ambiguo: desiderato e temuto allo stesso tempo.
La dipendenza sana: una conquista, non una debolezza
Uno degli aspetti più trasformativi nel lavoro terapeutico è la possibilità di riconoscere che aver bisogno dell’altro non significa perdere sé stessi. Siamo biologicamente e psicologicamente programmati per stare in relazione. Riconoscere che l’altro è importante per noi non è regressivo ma una conquista evolutiva.
Infatti il problema non è la dipendenza in sé. Il problema nasce quando il bisogno dell’altro viene vissuto come una minaccia alla propria identità.
Allora si alternano due movimenti estremi: trattenere l’altro per paura di perderlo, oppure allontanarlo per paura di essere invasi.
In entrambi i casi, l’amore diventa faticoso, estenuante anche nel percorso di presa di coscienza di questa dolorosa dinamica.
Cosa succede in psicoterapia quando si lavora su questo tema
Nel percorso terapeutico, ciò che si rivela davvero trasformativo non è tanto “imparare a gestire la relazione”, ma iniziare a osservare il proprio modo di stare nel legame.
Non si tratta di costruire strategie quanto più di di comprendere: cosa accade dentro quando l’altro si avvicina, cosa si attiva quando emerge la distanza, quali paure profonde stanno cercando di essere protette.
Si tratta allora di lavorare sui propri organizzatori di senso, pensieri assolutizzati e inconsci costruiti e organizzati nel corso dell’esperienza. Portare alla luce queste convinzioni inconsce permette un movimento nuovo: non più reagire automaticamente, ma iniziare a scegliere.
La possibilità di tollerare l’ambivalenza — desiderare l’altro e allo stesso tempo mantenere se stessi — rappresenta già una trasformazione.
Amare senza perdersi è possibile?
Sì, ma non è immediato perché spesso occorre imparare a rileggere la propria esperienza affettiva primaria all’interno di una relazione terapeutica sicura e stabile.
Amare senza perdersi significa: poter dire di no senza temere l’abbandono; poter chiedere senza sentirsi umiliati; poter restare anche quando l’altro non coincide perfettamente con le nostre aspettative.
Significa riconoscere che il legame non annulla l’identità, ma la arricchisce.
Questo equilibrio non si apprende leggendo consigli.
Si costruisce dentro esperienze relazionali nuove, sufficientemente sicure, in cui si può sperimentare che esistere non comporta la perdita dell’altro o di se stessi.
Quando chiedere aiuto
Se nelle tue relazioni senti che si ripete sempre lo stesso schema — inseguire, fuggire, temere di sparire o di essere lasciato — non significa che non sei capace di amare.
Significa che qualcosa nella tua storia ha reso il legame un luogo di allerta.
La psicoterapia offre uno spazio in cui queste dinamiche possono essere comprese senza giudizio.
E spesso, proprio lì dove sembrava esserci solo difficoltà, emerge una possibilità nuova:
quella di amare senza annullarsi.
Info sull'autore
Alice Rinzivillo Psicologa a Pescara
