Ulisse non torna: psicoanalisi, mito e amore nell’epoca postmoderna

Un sogno diventato realtà

Portare la psicoanalisi fuori dallo studio è sempre stato un mio sogno.
Credo che ognuno di noi debba avere uno spazio dove esprimere un pensiero bello, dare voce a quella cultura che viaggia nei secoli e continua a parlarci, oggi, nei modi più inattesi. Il Simposio su Ulisse, che è già alla sue terza edizione, nasce proprio da qui: dal desiderio di creare un ponte tra psicoanalisi, letteratura, filosofia, arte e musica.

La serata è stata un viaggio corale tra mito e psiche, cultura e interiorità.
Abbiamo scelto Ulisse e Penelope non per raccontare solo una storia d’amore, ma per parlare di noi:
delle nostre attese, delle nostre partenze, dei nostri ritorni mancati e di quelli possibili.
Non una questione di genere, ma un’esplorazione delle personalità e della complessità ultramoderna: oggi, chiunque può essere Ulisse o Penelope, in fuga o in attesa, nel desiderio o nel ritorno.

La seduta impossibile: Penelope in terapia

Il cuore del mio intervento è stato “La seduta impossibile”, interpretata con straordinaria sensibilità da Lucrezia Di Gennaro.
Una Penelope contemporanea, intrappolata tra la speranza del ritorno di Ulisse e la difficoltà di abitare il presente. La terapeuta, con delicatezza junghiana, le pone una domanda cruciale:

“Le sta a cuore il suo cuore?”

Penelope, attraverso il dialogo, prende contatto con sé stessa.
Scopre che attendere non basta: per accogliere Ulisse, deve restare viva, ritrovare la propria voce, riannodare il filo con se stessa.

Ulisse e l’amore che cambia

Ulisse, simbolo dell’eroe che parte, oggi rappresenta un’altra sfida:

  • l’uomo contemporaneo, frammentato, sfuggente,
  • il nomade emotivo, sospeso tra avventura e sicurezza,
  • attratto dalla libertà, ma bisognoso di un approdo.

Ed è qui che il Simposio ha aperto un dialogo profondo con le teorie di Stephen Mitchell.

Stephen Mitchell e la domanda che ci riguarda tutti

Nel suo libro “Can Love Last? The Fate of Romance Over Time” (2002), Mitchell si interroga su una domanda universale:

L’amore può durare?

Per Mitchell, il romanticismo non è una semplice illusione adolescenziale, ma una condizione esistenziale che ci mantiene vivi.
Il desiderio nasce dalla mancanza: amiamo perché qualcosa ci manca, e l’amore romantico diventa allora il tentativo di colmare questo vuoto. Ma c’è una tensione costante che attraversa ogni relazione: il bisogno di sicurezza e il desiderio di avventura. Questa ambivalenza spiega perché l’amore, nel tempo, oscilla tra quotidianità e romanzesco. Il problema, suggerisce Mitchell, non è che il romanticismo finisca, ma che dobbiamo imparare a trasformarlo senza spegnerlo.

Minolli: quale amore vale la pena che duri?

Il contributo di Michele Minolli, nel suo libro “Che aspetti ad andartene”, ha arricchito la riflessione:
non basta chiedersi se l’amore possa durare, ma piuttosto:

“Quale amore vale la pena che duri?”

Minolli ci invita a distinguere tra amore e possesso, tra intimità e fusione, tra investimento affettivo e illusione.
Spesso crediamo che l’altro sia funzione del nostro desiderio:
“Tu sei mio”, “Tu mi appartieni”, “Tu devi rispondere a ciò che io sento”.

Ma questa visione inevitabilmente produce gelosia, esclusività e aspettative irrealistiche.
Il vero amore, suggerisce Minolli, non è mai fissità: è movimento, crescita e accettazione dell’altro come soggetto libero.

Un ponte tra generazioni e linguaggi

Sul palco, la pluralità delle voci ha reso l’esperienza unica:

  • Cristiana Di Michele ha intrecciato il mito con la filosofia,
  • Christian Dolente ha esplorato il gesto creativo come resistenza al tempo,
  • Alice Rinzivillo ha guidato il viaggio dentro la psiche junghiana,
  • Lucrezia Di Gennaro voce a Penelope,
  • Silvia De Luca, con la sua arpa, ha trasformato l’attesa in suono puro.

Personalmente, vedere questa teatralità unirsi alla psicoanalisi è stato speciale.
Sono cresciuta tra luci, spettacoli, musica e arte: riportare questo mondo nel cuore del mio lavoro, creando un ponte tra generazioni, è stato come ritornare a casa.

L’incontro con Itaca

Abbiamo compreso insieme che non è l’arrivo di Ulisse a darci senso, ma chi scegliamo di essere nell’attesa. L’amore può durare, ma solo se accetta la trasformazione e il mistero dell’altro. Per una sera, abbiamo abitato Itaca: un luogo interiore, fatto di parole, suoni, emozioni e condivisione.

“Non è l’attesa a tenerci vivi,
ma ciò che scegliamo di fare mentre aspettiamo.”

Bibliografia: